Skip to content

Tocca ricredersi?

17 febbraio 2009

C’è un solo modo per capire la nuova possibilità di stampare poster o libri basati su materiali dei progetti WMF direttamente da questi ultimi, cioè accettare che le ragioni per la loro introduzione non siano affatto di ordine economico.

L’obiettivo della WMF parrebbe seriamente solo quello descritto nella Mission, permettere ai contenuti prodotti dalla comunità di prendere strade diverse da quelle digitali, raggiungendo così un nuovo pubblico e prestandosi magari anche a scopi diversi. Questo anche senza la certezza di un qualche ritorno monetario dalle operazioni che vanno in questa direzione.

Nel caso dei poster francesi, come detto in precedenza, non esistono infatti precisi contratti che leghino chi fornisce le stampe e WMF; l’intera vicenda sarebbe gestita dalla comunità di fr., ed Erik ha ribadito recentemente che alla Fondazione questo sta bene, e che non è detto anzi che in futuro non si replichi anche altrove. Immagino che una certa presa di “distanze” dall’iniziativa, contemporanea comunque all’avallo della stessa, assicuri abbastanza protezione da eventuali rogne relative a mancata e/o erronea attribuzione delle immagini (questo può essere la panacea, per il futuro?), visto che in merito non sono disponibili molte informazioni.

Invidiabile la libertà di movimento dei singoli su fr.;  oltre al notevole skip sulle questioni burocratiche e di licenza, tutto il progetto viene portato avanti praticamente da un wikipediano (portatore sano di idee quanto meno originali sul copyright), che ha definito consenso comunitario il disinteresse generale e la mancanza di una richiesta esplicita di andare alle urne.

L’affaire PediaPress sembrerebbe invece al di sopra di ogni sospetto, e sembra più limpido, articolato e ben fatto. Questa piccola compagnia tedesca di sviluppo software, recente spin-off della Brainbot Technologies AG, per rendere possibili le ormai famose “collezioni” di testi ha scritto 45 mila righe di codice, solo in parte finanziate da grants. Da loro WMF riceve almeno il 10% per le vendite di libri con materiale dai progetti relativi, e forse anche qualcosa dalle altre. WMF così, oltre a permettere facilmente ai contenuti di approdare alla carta, non perde lo status di semplice fornitore di hosting di contenuti, perché né WMF né PediaPress sono editori.

Anche se quest’ultimo è ufficiale, nessuno di questi accordi è esclusivo; questo significa che se volete offrirvi di pubblicare materiale da siti WMF potete farvi avanti anche voi. I partner potrebbero sempre cambiare idea se non hanno essi stessi un introito sicuro: di WikiPosters in questi tre mesi, nonostante il clamore, ne sono stati venduti circa centoventi (e quasi tutti localmente; un lionese per esempio, si apprende, ne ha approfittato per ordinare questo). Qualcosa mi dice comunque che la visibilità bene o male ottenuta nelle pagine dei progetti varrà bene i pochi spiccioli che si dovranno rigirare alla Fondazione o a chi per essa. Ma sono pronta a ricredermi, naturalmente.

Advertisements
No comments yet

Lascia un messaggio in talk:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: